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Ancora sulle Indicazioni Nazionali

“Addio a Marx nei programmi dei licei? Oltre 60 filosofi firmano contro la bozza”, titola Domani. RaiNews si spinge oltre: “Tagli alla filosofia nei licei, 60 professori contro il ministero”. Entrambi gli organi di informazione – ma potrei citarne molti altri – ignorano che non esistono più da un pezzo i programmi, sostituiti dalla Indicazioni Nazionali. La differenza non è solo terminologica: le Indicazioni Nazionali si limitano a indicare, appunto, senza prescrivere e lasciando ampia libertà ai docenti.

Per questa ragione quella notizia, che viene da una imbarazzante lettera firmata da sessanta docenti universitari, è semplicemente una bufala, rilanciata da chi, preso da un condivisibile slancio antimeloniano, dimentica l’imperativo dell’onestà intellettuale. La bozza delle nuove Indicazioni Nazionali non cancella un bel nulla. Gli autori sono indicati a mo’ di esempio, e un rapido confronto con le Indicazioni Nazionali in vigore mostra che Marx, Schopenhauer e Kierkegaard (l’assenza di questi due ultimi autori è passata inosservata: evidentemente sono sacrificabili) rientrano nella scatola della “reazione all’hegelismo”. E certo non si può immaginare che la commissione possa aver pensato davvero di far fuori Marx, proponendo poi di trattare il marxismo al quinto anno. Né riesco a scorgere un progetto di egemonia di destra in una bozza che raccomanda, per la prima volta, lo studio di filosofe, e tra queste di Ipazia e di Simone Weil.

Ho risposto alla lettera/petizione su MicroMega, mentre su La Ricerca ho fatto un’analisi più ampia degli aspetti innovativi della bozza, che se passasse così com’è rivoluzionerebbe il nostro modo di insegnare la filosofia. Con la consapevolezza che, in questo caso come in tanti altri, a passare e a ingombrare il discorso pubblico saranno le stronzate.

Della parte della bozza riguardante le Scienze Umane – un documento semplicemente inutile e scritto con i piedi – scrivo in Insegnare, la rivista del CIDI.


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