Nei paesi di lingua anglosassone non è infrequente che nel dibattito politico si agiti lo spettro della mobocracy. Sul Times of India di ieri, ad esempio, una certa Leila Seth sostiene che con la pena di morte “democracy would degenerate into mobocracy”.
Mobocracy da mob: calca, ma anche plebe, marmaglia (e to mob è affollare, ma anche assalire, malmenare): parola che dice bene la sabbia mobile d’una marmaglia forcaiola.
Un mob che può anche inquietare, ma non fa propriamente paura è il frashmob. Un flashmod è l’improvviso e momentaneo assembramento di centinaia di persone in un luogo ed ora fissati, senza alcuno scopo. Persone che si affollano intorno ad un tappeto in vendita, per dissorversi dieci minuti dopo (secondo frashmob di New York), o centinaia di persone vestite come l’agente Smith di Matrix che si mischiano alla folla d’una piazza di Tokyo od Osaka. Ovviamente non poteva mancare il primo flashmob romano, perché non è bello essere insensibili a certe novità.
Può essere un modo come un altro per divertirsi, o attirare l’attenzione dei media, o portare a spasso la propria noia. Potrebbe essere anche, però, un modo per mostrare, con un assembramento palesemente stupido, la stupidità del comune assembrarci.
Commenti
anonimo — 2003-07-25
Occupare un posto, appartenere ad un gruppo senza bisogno di alcuna connotazione che non sia un indifferenziato “essere lì”, senza una prospettiva che vada oltre il fatto in sé. Non vi sono ragioni, desideri, idee, modi di essere negli individui che vi partecipano. Perché di partecipazione nonostante tutto si tratta, è uno strabordare di inutilità, un segno di qualità zero, che lascia perplessi ma non ha quella dissonanza, quel distacco - senza giustificazione - dall’essere umano quale risulta in questo recente articolo:
http://www.repubblica.it/online/esteri/lasvegas/lasvegas/lasvegas.html
O che si sia forse sulla stessa linea?
(e.)
anonimo — 2003-07-26
Non male come cosa, se serve ad evitare che ammazzino gli animali. Meglio avere degli imbecilli, che dei criminali.