Blog di
Antonio Vigilante.
Dove si parla di filosofia e di educazione, di anarchismo e di nonviolenza, di ateismo e di buddhismo: di inquietudini e di attraversamenti.
Ultimi post
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Il concetto di Dio dopo Gaza
Il genocidio di Gaza è per noi uno choc terribile. Ci mostra l'entità , la profondità , il carattere terribile della nostra illusione. Ci mostra che è sempre possibile che molte persone vengano eliminate, che migliaia di bambini vengano ridotti ad ammassi di carne senza più alcun connotato umano, e che tutto questo sia accettabile, possa accadere sotto gli occhi di tutti senza una vera rivolta morale. Ieri si chiedeva: dov'era Dio ad Auschwitz? Oggi ci chiediamo: dov'è Dio, a Gaza? E la risposta è: alle spalle del carnefice. Il genocidio dei palestinesi è il risultato del fondamentalismo religioso ebraico. È stato compiuto in nome di Dio. E non di un Dio inventato dai fanatici: lo stesso Dio della Bibbia. Lo stesso Dio che in passato è stato dietro altri carnefici: jene Kraft, die stets das Gute will und stets das Böse schafft.
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Danilo Dolci, ancora
L'ultima uscita della collana Ianus. Educazione e trasformazione sociale è un libro dedicato a Danilo Dolci. Curato da me, Daniel Buraschi e Vincenzo Schirripa e ad accesso aperto.
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La concezione sacerdotale dell'insegnamento
"Dove andremo a finire di questo passo? A occhio e croce saranno circa cinquemila anni che esistono le scuole. A occhio e croce l'impostazione di base non è mai cambiata: una cattedra, dei banchi (in piano, ad anfiteatro), una lavagna. Dai Babilonesi ad oggi", scrive un docente indignato per il mio libro sulla scuola. Ragioniamo di questa visione della scuola.
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Questa parvenza di religione
Oggi, nel 1945, i nazisti impiccavano Dietrich Bonhoeffer. Che ha insegnato ai cristiani come avere fede in modo adulto - come evitare di fare di Dio un Tappabuchi. Sui social viene impiccato mille volte al giorno, il povero Bonhoeffer. La fede cristiana ha imboccato, con i social, la direzione diametralmente opposta. È diventata infantile. "Se metti amen in giornata riceverai una buona notizia". "Gesù sta piangendo, lasciagli una rosa". Cose così. E centinaia di amen, centinaia di rose. Centinaia di bestemmie. "Questa parvenza di vita ha reso antiquato il suicidio", cantava Battiato su testo di Sgalambro. Viene da parafrasare: questa parvenza di religione ha reso antiquato l'ateismo.
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Suhrawardi e la conoscenza di sé
Possiamo davvero conoscere noi stessi? Quando conosciamo noi stessi, lo facciamo direttamente o attraverso altro? È la domanda che Aristotele pone in sogno – ma forse era una visione – a Suhrawardi. Ed è una domanda che vale la pena di porsi.
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Questa scuola voltiamola a ludoteca
Leggo le prime reazioni a Senza cattedra. Molti like, molti cuoricini: e molte reazioni sdegnate - qualcuna anche offensiva. Era nel conto. Ne scriverò con calma. Intanto un appunto su una cosa non secondaria.
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Il comunismo della porta accanto (e il nostro)
Esiste ormai una letteratura piuttosto ampia sui crimini compiuti dal comunismo in Albania. Tra gli altri, meritano di essere letti senz'altro "Libera" di Lea Ypi (Feltrinelli) e "Le favole del comunismo" di Anita Likmeta (Marsilio). Ma ora abbiamo anche l'edizione italiana di "Fango più dolce del miele" di Margo Rejmer (Keller). L'autrice, polacca, non è una storica, ma una reporter, e lo si avverte: il libro è asciutto, essenziale e potente come un reportage da un Paese in guerra. Rejmer convoca dei testimoni, ma scegliendoli tra coloro che più hanno sofferto la violenza del regime. Non necessariamente i dissidenti e gli anticomunisti.
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Scuola e hustle culture
C'è qualcosa che sfugge nel dibattito sulla scuola - che a tratti assume i toni di una rissa tra maschi alfa - quando si accusa di neoliberismo qualunque didattica innovativa. Il neoliberismo ha un tratto caratteristico abbastanza preciso: chiede di dare il massimo anche in assenza di una motivazione intrinseca, solo per ottenere successo. È la logica dell'hustle, del performare indipendentemente dal senso di ciò che si fa. Ed è una logica che appartiene pienamente alla scuola tradizionale.
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Vollkommenheit mit und ohne Klage
Piove da giorni. Il cielo è scuro, la luce filtra solo per qualche minuto, presto vinta dalle nuvole. Ci si dice che non bisogna lasciarsi abbattere, ma dopo qualche giorno l'umore ne risente. Se la pioggia continua per più di una settimana, subentra una profonda tristezza. Con una consapevolezza amara: come camaleonti, assumiamo il colore dell'ambiente. E siamo, dunque, fragili. Il nostro io è una sottile membrana che si lascia attraversare e impregnare da ogni colore. Non dovremmo essere solidi? Come possiamo dire io, in queste c condizioni? Cos'è questo io così esposto a ogni condizionamento? Piove nell'io come piove nel giardino che guardiamo dalla finestra. E il nostro io non ha muri a proteggerlo?
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La nostalgia dei valori assoluti (che non sono mai stati assoluti)
Meglio conosciuto per "Le cronache di Narnia", uno dei maggiori successi letterari del Novecento, C.S. Lewis è stato negli anni Quaranta anche un apologeta di primo piano del cristianesimo nel mondo anglosassone, il difensore dei valori della fede contro il progredire della civiltà moderna. Una carriera pubblica che ebbe una battuta di arresto nel 1948, quando si trovò a dibattere al Socratic Club di Oxford con la filosofa Elizabeth Anscombe, allieva di Ludwig Wittgenstein, e le prese di santa ragione. Non smise di occuparsi di cristianesimo, ma con toni meno battaglieri; dopo la morte per cancro della moglie, la scrittrice Joy Davidman, scrisse "A Grief Observed" ("Diario di un dolore"), un libro pieno di dubbi in cui si affaccia perfino l'idea di un Dio malvagio.
Dall'archivio
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Il cattolicesimo queer di Michela Murgia
Michela Murgia ha cercato di rovesciare il patriarcato attraverso una reinterpretazione radicale del dogma centrale del cristianesimo: la Trinità . Una reinterpretazione nella quale tuttavia permane la tendenza cattolica, e violenta, di dire cos’è il vero amore, e dunque come bisogna amare.
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L'angelo non necessario. Il fascismo di Putin
Se alla sua destra ha l'ineffabile patriarca Kirill, con il suo deposito di cari vecchi valori cristiano-ortodossi, alla sinistra Putin ha Alexandr Dugin. Già fondatore, con Ėduard Limonov, del nazionalboscevismo, è ora per molti senz'altro l'ideologo di Putin. Definizione forse eccessiva; certo è che Putin trae molta ispirazione, diciamo così, da quello che scrive.