Chiudi la porta e vai a sederti sul tappeto, di fronte a lei. Lei non dice una sola parola. Ha un’espressione intensa, come se stesse pensando qualcosa di terribilmente importante. Il tuo sguardo scivola sui seni piccoli e bianchi, sui lunghi capelli neri, sulle spalle perfette. Si muove. Ti prende le mani: ed è ora la complessa rete dei nervi e delle vene, la grande macchia scura dei polmoni e la massa spugnosa del cuore, il giallo delle ossa, il cavo degli occhi -è ora la sua struttura oscena a cingerti e insidiarti.
”Che c’è? E’ tanto che mi conosci ed hai ancora orrore di me? Chiudi gli occhi, bambino”.
E tu chiudi gli occhi, ed ecco: c’è il nero. Un nero lucido, laccato. Il nero d’un vecchio comò che conosci bene. Come conosci il pavimento, il divano: e le voci. Cosa fanno? Sembra che si divertano. Sono tutti intorno ad un tavolo, e ridono. Giocano, sì. Anche tu vorresti giocare. Ti avvicini. “Posso giocare anch’io?”. Ti guardano seccati. Tu non dovresti essere lì. Uno parla. Dice: “Tu non puoi giocare perché non hai i soldi”. I soldi. I soldi devono essere quei pezzi di carta colorati, che in genere si conservano in altri oggetti scuri. Ne hai visto uno in cucina. Eccolo qui. Sì, dentro ci sono i pezzi di carta. Ne prendi uno bello grosso, e torni di là . “Posso giocare ora?”. Forse quel pezzo di carta era troppo grosso. Non capisci quello che succede. Tutti ti chiedono dove l’hai preso, poi cominciano a litigare tra di loro. Dopo un po’ tornano da te, e ripredono a farti domande. “Dove l’hai preso? E’ vero che te lo ha dato…? E’ vero?”. Non è vero, ma tu dici: “Sì, è vero”: purché finisca tutto questo, pensi. Purché finisca. Io sono solo un bambino.
Apri gli occhi. Lei ora sorride. Sorride di te.
”Ed è così che con una sola mossa sei riuscito a diventare ladro e bugiardo”.
Le ossa delle braccia le brillano, mentre ti stringe. Appoggi la testa sulla massa spugnosa del suo cuore, e bevi la pace del suo pulsare antico.
Oware
Antonio Vigilante
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