Provo per loro una simpatia che risale alla mia infanzia. Io ho - come molti, immagino- un’infanzia di partire a pallone nei cortili, sui marciapiedi, sotto le finestre di case nelle quali immancabilmente abitavano persone molto vecchie e molto malate, che però riuscivano sempre a trovare la forza per buttarti addosso secchiate d’acqua o secchiate ancora più consistenti d’insulti. Ed invece loro se ne stavano quieti. Giocavamo indisturbati davanti alla Sala del Regno, e qualche volta il pallone finiva dentro, e timidamente m’inoltravo per recuperarlo. Loro nemmeno mi badavano.
E così mi fermo a parlare con i Testimoni di Geova tutte le volte che posso. Mi piace parlare di Dio. E’ un buon argomento di conversazione. Qualche volta, certo, prendono male il mio ateismo. Una volta mi fermò una bella ragazza, accompagnata da un uomo anziano. Per far colpo sulla ragazza con la mia conoscenza biblica chiesi all’uomo anziano la sua copia della Bibbia e gli feci leggere delle cose che lui non s’immaginava di trovare: e se ne risentì, e prese la ragazza e se la portò via, dicendo: “Andiamocene, questo è un emissario di Satana. C’è scritto che è Satana che ritorce le scritture contro se stesse”. Troppo onore.
Ma il più delle volte trovo operai, muratori, agricoltori che provano a spiegarti la Bibbia, e la creazione, e l’etica, e nelle loro spiegazioni ci sono le loro mani, il loro lavoro: e Dio è come un muratore che fa delle buone fondamenta e crea un muro come si deve, o un agricoltore che pianta un alberello e per un po’ lo lega ad un palo perché cresca dritto, o un operaio che attende il giorno del salario. E spesso vedo affiorare dei dubbi, delle inquietudini sui loro volti, nei calli delle loro mani. E onestamente ti dicono: “Dobbiamo studiare meglio la cosa. Ne riparliamo”.
Trovo molto filosofico il modo di vivere di questa gente che disprezza la filosofia.
I Testimoni di Geova
Antonio Vigilante
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