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Odnikud

Il bisogno di rassicurazione

Qualcosa, diciamo, viene iniettato nelle vene; qualcosa di molto denso, che si fa strada gonfiandole, graffiandole, dilatandole. La prima sensazione è questo doloroso farsi strada di qualcosa in tutto il corpo. Contemporaneamente, c’è la sensazione di soffocamento, l’acqua alla gola. Ed un bisogno disperato di rassicurazione, che mi spinge a cercare chi ha avuto la brutta idea di prendere sulle sue spalle il compito impossibile di amarmi, e cercare qualche dolcezza nella sua voce: e la trovo, e per un po’ mi basta, le vene tornano allo loro stato naturale, respiro meglio: ma, s’intende, non dura molto, e presto mi pare che lei non sia stata abbastanza dolce, abbastanza affettuosa, che lei non mi ami profondamente, anzi che lei non mi ami affatto. E vorrei richiamarla, e magari lo faccio, e lei risponde un po’ sorpresa, un po’, forse, scocciata. E sto peggio, le vene mi scoppiano, e mani micidiali mi stringono la gola -ormai.
E questo succede una volta, diciamo, ogni due mesi. Ma può succedere anche ogni giorno. E quando succede io mi sento come se nella vita non avessi fatto un solo passo, come se nulla fosse stato aggiunto al rozzo pathos della mia infanzia. Pietra che qualcuno ha cominciato a lavorare, ma che oppone troppa resistenza, costa troppa fatica, ha forme sue irregolari e inutili -e, nonostante tutta l’ispirazione, la volontà, l’amore, deve essere lasciata lì con un abbozzo di volto, con una traccia d’anima. E il resto informe.


Commenti

Fainberg — 2003-08-05

E’ paura. Mi chiedo di che cosa.

anonimo — 2003-08-07

L’amante-scultore…se fossi uno scultore ed avessi una pietra preziosa tra le mani, non credo che mi affaticherei a limarla, piuttosto lavorerei in qualche modo (anche se non so bene come) per accrescimento.

anonimo — 2003-08-11

credo di capire.


Antonio Vigilante

Antonio Vigilante

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