
Lucifero si stanca - sto parlando di Sandman: La stagione delle nebbie di Neil Gaiman - di custodire l’Inferno, ed allora prende baracca e burattini e se ne va: fuori i demoni, fuori i dannati. La pacchia, ahimè, dura poco: due angeli rilevano il postaccio e vi risistemano le anime perdute. Con una nuova politica, però.
”Niente più pene inflitte senza ragione né spiegazione. Vi faremo del male. E non ci dispiacerà. Ma non lo faremo per punirvi. Bensì per redimervi. Così dopo sarete migliori”, spiega l’angelo Ramiel.
”Ma tu non capisci? Così è peggio. Così è molto, molto peggio…”, risponde il dannato.
Conosco uno dei maggiori rappresentanti del cattolicesimo del dissenso (anche se a lui quest’espressione non piace). Dice che l’Inferno non esiste, non esiste la divisione eterna tra anime salve ed anime dannate. L’Inferno è soltanto l’impatto con la Verità, che brucia le nostre imperfezioni. Come buttare legna nel fuoco: più è umida, più fa fumo. Più sono grandi i nostri errori, più fermo fumo al cospetto della Verità.
Ma sì, così è peggio, molto peggio. Preferisco l’Inferno tradizionale, dantesco, con lo stridore di denti e tutto quanto - qualsiasi pena, pur di poter continuare ad essere me stesso, con le mie verità, nel recinto dei miei errori.
Pensieri che nascono dall’ individualità animale, per dirla con Tolstoj. E sia. Non è tempo, questo, di razumenie.