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Odnikud

Contratto formativo

Puoi darmi del tu, se ti va. Se non ti va, non c’è problema. Non puoi però mancarmi di rispetto, come io non posso mancare di rispetto a te.
Sono il tuo professore: non sono il Padreterno. Posso sbagliare, posso dire cose giuste.
[Una volta chiesi al professore di filosofia di spiegare Nietzsche. Risposta: e a me chi lo spiega? Voglio dire: sicuramente io sono un ignorante, ma in fondo poteva anche andarti peggio].
Se hai un problema, sei pregata di parlarmene, o di parlarne al professore che ritieni più sensibile. Non stiamo qui solo per riempirti la testa di nozioni.
[Per favore, evita però poi di dire che solo io ti capisco, e non tenermi mezz’ora a parlare del tuo ragazzo per concludere che il vero problema è che vorresti che il tuo ragazzo fosse come me].
Se non capisci la mia spiegazione, dimmelo. Te lo rispiego anche dieci volte: se non capisci ancora, le cose sono due: o l’argomento è troppo difficile, o sono io che non riesco a spiegarlo. Tu non c’entri.
Poiché siamo in un paese libero e democratico (o almeno così pare), ho il diritto di esprimere la mia opinione, come tu hai il diritto di esprimere la tua. Ho il dovere però di avvertirti che quella è solo una mia opinione, non la verità. E cercherò di esprimere le mie opinioni in modo che tu riesca a criticarle.
[Questa è una pia intenzione, e non tarderai ad accorgertene. Il mio smodato narcisismo non mi consente di accettare idee diverse dalla mia: né che qualcuno non mi dia immediatamente ragione].
Se manchi ad una lezione, non hai il diritto che ti rispieghi tutto. Posso farlo, ma sia ben chiaro che non sono tenuto a farlo.
Non puoi andare in bagno quando sto spiegando. Nemmeno se ti scappa.
[E invece so perfettamente che non riuscirò a trattenerti in classe, perché comincerai ad accennare a cose di donna che rendono assolutamente indispensabile la tua uscita immediata: accompagnata dalla tua amica del cuore, ovviamente].
Le note in condotta sono stupide e inutili. Meglio le interrogazioni. Tieni quindi presente che: se mi chiedi di andare in bagno esibendo l’accendino, ti invito ad andare al tuo posto e ti interrogo; se dormi con la testa sul banco, ti sveglio e ti interrogo; se insulti una tua compagna di classe, ti interrogo; se mangi mentre spiego, ti sequestro il panino e ti interrogo (non c’è nulla di male nel fatto di mangiare, e non vorrei certo che mi diventassi anoressica: ma il rumore delle mascelle non ti permette di concentrarti come si deve sulla mia spiegazione). Eccetera.
[E così mi ritroverò il registro pieno di due che poi dovrò far sparire, senza darti ad intendere che tutti quei due erano solo un bluff].
Le interrogazioni le faccio alla fine del modulo. Questo vuol dire che quando il modulo finisce sai bene che iniziano le interrogazioni. Non hai bisogno di alcun particolare avviso. Ma è anche un mio diritto interrogare quando voglio: anche tutti i giorni. Ti interrogo tutti i giorni se mi accorgo che sei di quelle che studiano tutto qualche giorno prima dell’interrogazione, e dopo l’interrogazione dimenticano tutto. E’ il modo migliore per diventare diplomata e ignorante, ed io non voglio che tu diventi diplomata e ignorante. Per lo stesso motivo, alle interrogazioni non ti chiederò solo gli argomenti dell’ultimo modulo: posso spaziare liberamente su tutto il programma svolto nel corso dell’anno.
Hai una giustifica a quadrimestre. Posso giustificarti altre volte in casi eccezionali, ma deve venire un tuo genitore a spiegarmi il problema.
[Tanto lo so che basta un sms e tua madre accorre, pronta a giurare tutto quello che vuoi tu].
I voti vanno da uno a dieci. Il dieci non lo metto mai; prima di protestare, considera che non metto mai nemmeno l’uno. Il nove lo metto a chi sa ragionare sulle cose che ha studiato. Puoi aver passato l’intera notte sui libri, puoi aver fatto mille approfondimenti, ma se non sai ragionare su quello che hai studiato il nove te lo sogni. Il principio generale è: meglio una cosa sola, ma capita per bene, che mille cose imparate a memoria.
[Quanto vorrei che capissi che potresti anche buttare nel cesso il manuale, e trasformare l’interrogazione in una chiacchierata a partire dagli appunti presi a lezione].
Dopo la verifica devo comunicarti il voto. Non lo sai, ma questo è un tuo diritto. Mi impegno anche a tener presente la tua proposta di voto e, nel caso in cui questa non corrispondesse con il mio voto, a spiegarti perché ti metto quel voto.
I voti non contano. Conta quello che capisci, le abilità che acquisti, l’umanità che approfondisci. Ma questo lo capirai tra dieci anni.
[Forse]
Buon lavoro.
[Speriamo bene].


Commenti

Ossignore — 2003-09-03

sono contenta che sei tornato, infatti mi mancavi.

pulsatilla — 2003-09-04

mi fai venire voglia di tornare a scuola.

anonimo — 2003-09-04

Prof, no, l’interrogazione tutti i giorni, no! Non possiamo fare i turni? La prego la prego la prego! :-)

anonimo — 2003-09-04

Avessero insegnato a me a crescere quando era ora.
Non è mai troppo tardi. Sei unico, lo sai vero?
e.

Votarxy — 2003-09-05

insegni in un iatituto femminile?

anonimo (Hurtaly) — 2003-09-05

Liceo di scienze della formazione.

anonimo (http://lu) — 2004-05-05

questa la stampo per i piccoli che conosco


Antonio Vigilante

Antonio Vigilante

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