Sto leggendo il Libro di un uomo solo, del Nobel per la letteratura Gao Xingjian. Un libro tutt’altro che eccezionale: uno splendido personaggio femminile, nella prima parte; e per il resto, soprattutto un documento sulla Cina di Mao, la luce gettata su una realtà che sta tra Kafka ed Orwell da parte di un io narrante che si sdoppia in un lui, e si compiace di una sua visione del mondo disincantata, di un’anti-ideologia del tirare a campare cercando di non esporsi, di non sbilanciarsi mai, di star lontano dai guai. E di star vicino alle donne, anche, di amarle appassionatamente, evitando però di perdersi in loro; o meglio, desiderando a volte di perdersi in loro (“a volte avresti voglia di annientarti, di sprofondare dentro le intime cavità di una donna”, scrive; ed è una cosa profondamente vera, che un uomo può giungere ad ammettere solo con un notevolissimo sforzo per farsi trasparente a se stesso), ma temendo anche questo desiderio, percependolo come il pericolo più grande, il sepolcro che potrebbe anche non diventare mai crisalide. Di qui l’amore e l’odio, l’attrazione e la repulsione. Il dono e la fuga.
In questo lo sento vicino.
[ a destra:Espace II, di Gao Xingjian]
Spazio
Antonio Vigilante
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