Skip to content
Odnikud

Vecchie signore che ballano

E’ una trasmissione che non mi dispiace. Non che mi piaccia: non può piacermi nulla che sia trasmissione. Ma la trovo migliore di tante altre trasmissioni, diversa, in qualche modo singolare. Nelle trasmissioni non esiste che la giovinezza, e non esiste che il presente. Questa è una legge del nostro tempo. Abbiamo abolito - sullo schermo televisivo e nello schermo mentale che a quello è intimamente legato - la vecchiaia e la storia. Ed invece in questa trasmissione vi sono vecchie donne che ballano, vestite come ragazzine.  Le cose sono due: possono essere donne che, nonostante la loro età, risultano giovanili, ben tenute per così dire, ed allora rassicurano, confermano il valore della giovinezza che sfida il tempo; oppure saranno donne grasse, brutte, goffe nei movimenti, che fanno ridere, ed in questo secondo caso il sorriso dello spettatore è volgarità che esorcizza, e rimuove.
Ma prima di ballare, queste donne parlano un po’. Non troppo, perché le trasmissioni non consentono a nessuno di parlare troppo di sé, poiché le personalità devono essere interscambiabili (anche l’individualità è stata rimossa). Ma in quel poco tempo, parlano di infanzie passate a lavorare nelle risaie, di adolescenze sotto le bombe, di emigrazione e lavoro duro. Racconti che suscitano qualche imbarazzo - almeno a me pare- , e che appaiono in contrasto con tutto il resto. Qualcosa che la trasmissione non riesce ancora ad inglobare, a trasformare in spettacolo.
Sapessimo ascoltarle, quelle storie. Sapessimo parlare con i nostri vecchi. Forse sono loro i veri prolet.


Commenti

anonimo — 2003-09-10

Ho avuto alunni di prima elementare che ridevano di una vecchia che arrancava per strada.

Per loro era una cosa nuova e bizzarra, non c’era neppure malizia, era come se non appartenesse a ciò che conoscevano.

C’è qualcosa da costruire o ricostruire, un’integrità che si è perduta se mai in un qualche luogo e tempo c’è stata.
Ecco, “sapessimo ascoltare quelle storie”.

R.

anonimo (Hurtaly) — 2003-09-10

Tanti piccoli Buddha che devono uscire dal palazzo.

astolfo — 2003-09-11

Certe volte ho l’impressione che i vecchi non abbiano più niente da insegnarci, che il mondo sia cambiato troppo da quando loro erano giovani. Sento i loro consigli come datati, i loro valori certe volte mi imbarazzano e mi irritano. Quando però scendono dalla cattedra e raccontano le loro vite, mi accorgo che in realtà non è cambiato niente, che la loro sensibilità è anche la mia e che il modo con cui hanno affrontato esperienze che io non farò probabilmente mai è comunque importante per me. Sono stati uomini fra gli uomini e lo sono ancora.
Ripropongo qui una citazione già sentita chissà quante volte, ma mi sembra che sia il posto giusto dove sistemarla (di chi era? Jean Rouch, Griaule?, non ricordo, ma non importa): “Quando muore un vecchio africano, è come una biblioteca che brucia”.

anonimo — 2003-09-11

I vecchi hanno tutto da insegnarci perché il mondo è cambiato troppo da quando loro erano giovani. Prendi queste vecchie donne che ballano in tv. Non sanno che bisogna stare nei tempi, quando si parla di sé e del proprio passato, ad esempio. Non sono nati in un’epoca televisiva.


Antonio Vigilante

Antonio Vigilante

Hai un commento? Scrivimi.


Post correlati