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Odnikud

L'orologio

“Ma cos’è? Porti l’orologio?”. Si meraviglia. “Sì, perché?”. “Niente, credevo che uno come te non portasse l’orologio”. Non ho capito esattamente che vuol dire. Che tipo è uno come me, e perché questo tipo non dovrebbe portare l’orologio. Mi è indispensabile per arrivare puntuale al lavoro,  per non perdere l’autobus, per capire quanto tempo manca prima che possa andar via da dove mi trovo. Mi servo di un Casio al quarzo in plastica nera, con l’ora i minuti i secondi la data il cronometro e per giunta anche i bioritmi. I bioritmi non mi servono, e a dire il vero non ho nemmeno ben capito di che si tratta. Ma mi fa piacere che ci siano. E’ l’orologio che mi ha regalato mia sorella alla laurea. Questo vuol dire che lo porto da nove anni. Non mi ha creato problemi, in questi nove anni. Posso fidarmi del mio orologio. E’ graffiato perché la prima notte del servizio civile mi dimenticai di togliermelo, e la mattina dopo, al risveglio, allargai le braccia nel gesto tipico di chi si è appena svegliato, dimenticando che ora mi trovavo al piano inferiore di un letto al castello. La mattina successiva, dimenticando sempre che mi trovavo al piano inferiore di un letto a castello, mi alzai con tutto il busto, di scatto, rimediando una bella ferita alla testa. La terza mattina mi ricordai che ero al piano inferiore di un letto a castello, e sgusciai giù senza danni. Al piano superiore del letto a castello c’era Mauro, che russava in un modo indecente, e faceva tremare tutta la struttura del letto a castello. Ma questo non c’entra: stavamo parlando di orologi. Del mio orologio. Non so perché, negli ultimi giorni sono stato sul punto di mandare al diavolo il mio orologio al quarzo. Ho ripreso lui, il mastodontico Zenith in metallo con il quadrante azzurro. Lo Zenith è un regalo di quando ero piccolo. Lo misi la prima volta agli esami di terza media. Agli esami di terza media, a dire il vero, non volevo nemmeno presentarmi. Poi chiamarono a casa, dissero che mancavo solo io, e non stava bene, non era una bella cosa. Allora mi vestii, mi misi lo Zenith ed andai a dare l’esame. Presi sufficiente, e mi consigliarono di iscrivermi all’industriale. Io andavo bene in italiano, prima di litigare con il professore di italiano. Se non fosse stato per lo Zenith, avrei fatto un esame grandioso. Il problema è che questo orologio enorme al polso mi faceva sentire una nullità. Mi deprimeva. Provateci voi a fare uno degli esami fondamentali della vostra vita in uno stato di depressione. Ora, da piccolo immaginavo che crescendo lo Zenith mi sarebbe andato a pennello. Che sarei stato un vero uomo col suo Zenith dalla cassa massiccia di metallo. Nemmeno per sogno. Quell’orologio stramaledetto continua ad essere troppo grande per il mio polso. Chi me lo ha regalato da piccolo sperava che crescendo diventassi un uomo dal polso ampio, saldo. Un uomo da Zenith. E invece sono diventato un uomo da Casio.


Commenti

anonimo — 2003-09-11

…pensa che non ho mai portato l’orologio per il problema del polso… oltre al fatto di non averne mai trovato uno che mi piacesse…solo lo scorso anno-eureka-un seiko ha catturato il mio sguardo ed il mio polso

Fainberg — 2003-09-11

Non ho niente da aggiungere: c’è tutto il mondo attorno al tuo polso.

Nocciola — 2003-09-15

Rassegnati pensando che sul mio polso perfino gli orologi della barbie sembrano troppo grandi

RosaRospa — 2003-09-15

meglio un uomo DA Casio che un uomo DEL CASIO ;)


Antonio Vigilante

Antonio Vigilante

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