Tag: Foggia

Tutti gli articoli con il tag "Foggia".

  • La mafia e la cittĂ  inesistente

    Perché Foggia non si libera dalla mafia?

  • Vedo solo lo schifo

    Prima di condannare quest’uomo e sua moglie – qualcuno propone di togliere loro i figli – bisognerebbe chiedersi cos’ha fatto la società per impedire che finisse per umiliare la sua umanità portando fiori sulla tomba di due boss mafiosi.

  • Gli unici davvero vivi

    Questa mattina una persona è morta nell’incendio della baraccopoli di Borgo Mezzanone, a Foggia. Dico persona perché al momento non si sa se è un uomo o una donna. Può essere che non lo si sappia mai. Molti dei migranti morti nelle campagne foggiane restano senza nome.

  • 24 novembre

    Ieri a Foggia sono morti due poveri. Vivevano in una baracca, si scaldavano con un braciere. Li ha uccisi il monossido di carbonio. Non avevano ancora quarant'anni.

  • I migranti e il silenzio della politica

    Dietro il silenzio dei "politici" c'è il fallimento di una intera città, che tira a campare tra una partita di calcio e un panino in piazza ("un bilancio entusiasmante" per Libando, annuncia il sindaco Landella), senza davvero sapere dove sta andando - dove vuole andare.

  • Cattivo gusto e dinamiche di classe

    Una cittĂ  scivolata ai margini della festa del benessere in una societĂ  capitalistica, ossia priva di qualsiasi pietĂ  al di lĂ  della retorica, diventa inevitabilmente oggetto di disprezzo e di derisione. E invece di interrogarsi sulle logiche escludenti, sulla crudeltĂ  di quel tritacarne, come in un gioco di scatole cinesi riproduce al suo interno le stesse logiche escludenti, le stesse derisioni, lo stesso disprezzo.

  • Una cittĂ  che non sa sognare i propri figli

    Negli ultimi giorni - mentre le forze dell'ordine arrestavano alcuni pericolosi, e giovanissimi, rappresentanti della innominata mafia locale - il principale tema di discussione a Foggia è stato quello di alcune ragazzine, anzi bambine, che terrorizzavano i passanti in centro, con aggressioni gratuite.

  • Lettera aperta a un leghista foggiano

    Politico è chi si prende cura della polis, della comunità. Della sua crescita, del suo sviluppo o, per dirla con Pasolini, del suo progresso. Sappiamo che non c'è progresso che non passi attraverso l'umano. Rendere le persone migliori è il primo obiettivo di una politica autentica. Sono persone migliori che costruiscono una economia migliore, una società migliore, una democrazia migliore. E dunque le chiedo: in che modo quell'odio nichilistico, quell'odio da Ku Klux Klan che ho trovato sul suo profilo Facebook, si concilia con la sua pretesa di essere un politico? Perché, di fronte a quelle atrocità, non ha detto una sola parola, ed ha invece distribuito quale a là i suoi compiaciuti "mi piace"? Cosa sta facendo, signor Splendido, alla comunità che pretende di rappresentare?

  • Victory

    Ha ventitré anni, Victory. Dovrei dire aveva, perché Victory è morta, ma dico che li ha perché Victory è qui, accanto a me, mentre scrivo. Victory è nigeriana, e lo si capirebbe dal nome, se non lo sapessimo. Quasi tutti i nigeriani che ho conosciuto avevano questi nomi: Victory, Destiny, Goodluck. Nomi di gente che vuole crederci. Tutti i nigeriani che ho conosciuto avevano storie terribili da raccontare. La storia di Victory finisce a Foggia, anzi a Borgo Mezzanone. Ufficialmente questo borgo, creato dal fascismo per attuare la sua politica dei borghi rurali, fa parte del territorio di Manfredonia, anche se dista solo quindici chilometri da Foggia. Qui Victory vive in un ghetto, in uno dei ghetti nei quali vivono – languono, lottano, soffrono – i lavoratori-schiavi che vengono a lavorare nei campi del Foggiano.

  • Da un'altra parte

    Amo Foggia profondamente. L'amo come si ama la città in cui si è nati, in cui vivono le persone che si amano, in cui ci si è innamorati. Ma è un amore ferito, ormai: e rischia di incancrenire, e diventare qualcosa di peggio dell'odio. E' l'amore disperato, angosciato, doloroso che si prova per una donna che ci ha traditi: e che - lo sappiamo - lo farà ancora, e ancora, e ancora.