Cosa spinge le persone di destra a giustificare il genocidio palestinese? Come può essere che non si veda nell’uccisione deliberata di migliaia di civili, tra i quali molti bambini, una cosa per cui indignarsi al di là delle differenze di schieramento politico? Come si spiega che il governo attuale giunga all’assurdo di pretendere il contraddittorio se una scuola invita una persona che ha denunciato dati alla mano il genocidio in corso, come Francesca Albanese? E cosa spinge perfino persone che si dichiarano apertamente neofasciste, e che dunque hanno come riferimento politico un regime che ha perseguitato gli ebrei, ad essere dalla parte di Israele?
Le ragioni sono diverse.
La prima è l’islamofobia, che nelle persone di destra è fortissima. E basterebbe questo a spiegare la cosa. Israele diventa una solta di baluardo in medio-oriente della civiltà occidentale contro la minaccia islamica. E poco importa che al governo in Israele vi sia una destra ebraico-ortodossa che ha una visione politica della religione non troppo diversa dall’estremismo islamico. Non si tratta di difendere l’Europa laica contro la minaccia dell’integralismo religioso. Alla destra estrema sacrificare le conquiste in tema di diritti civili sull’altare della religione va benissimo. A patto, naturalmente, che la religione sia quella cristiana. Per questo si è disposti anche a fingere di non vedere che l’estremismo religioso ebraico al potere in Israele perseguita gli stessi cristiani. Persone che sono pronte alle crociate contro i musulmani che chiedono la rimozione del crocifisso nelle aule scolastiche - una cosa che esiste solo nella loro fantasia - non hanno nulla da dire quando un fanatico ebreo a Gerusalemme prende a martellate la statua di Gesù (ed è solo uno dei tanti atti di odio contro la comunità cristiana).
La seconda è l’evidente carattere coloniale di tutta la questione ebreo-palestinese. Un popolo che giunge nella terra di un altro popolo di cui rivendica il possesso in base ai propri deliri nazionalistici e ai propri miti fondanti si pone in piena continuità con le gloriose azioni dell’Europa coloniale, compresi i crimini in Africa dell’Italia fascista, che mai abbiamo voluto affrontare e per i quali mai abbiamo chiesto scusa a nessuno; e abbiamo ancora nelle nostre città via Mogadiscio, via dell’Amba Aradan, via Adua e così via. Siamo andati in Africa ad ammazzare gente innocente perché ritenevamo di avere diritto alla loro terra in nome della nostra civiltà superiore. C’è chi, anche a sinistra, ha rimosso la cosa, mentre a destra è rivendicata come buona e giusta. Perché mai condannare il colonialismo ebraico?
La terza è la legittimazione della violenza statale. Come è noto, per Weber lo Stato si caratterizza per il monopolio della violenza; esso può compiere azioni che sono oggettivamente violente, come sequestrare una persona e rinchiuderla in una cella o sparare addosso a qualcuno. In uno Stato di diritto questo monopolio trova un limite ben preciso nel rispetto dei diritti civili: nessuno può essere sequestrato senza aver subito prima un processo, la carcerazione preventiva va ristretta solo ai casi in cui è evidentemente necessaria, bisogna fare tutto il possibile per ridurre l’arbitrio nelle operazioni di polizia, eccetera. Le persone di destra non solo tendono a cancellare queste garanzie, lasciando libero corso alla violenza interna dello Stato; tendono a considerare legittima anche la violenza esterna, se dall’altra parte non c’è uno Stato, ma una organizzazione non statale. Che, in quanto tale, può essere immediatamente considerata terroristica. Qualsiasi violenza di uno Stato verso una organizzazione terroristica è legittima, anche quando viola apertamente il diritto internazionale e porta al genocidio di civili.
L’ultima ragione è nel mito della punizione definitiva. È una delle passioni delle persone di destra, che affiora costantemente nella discussione di questo o quel caso di cronaca. La donna rom che ha rubato nella metro dev’essere gettata in galera e bisogna buttare via la chiave; anzi no: è bene che venga linciata. Sono le stesse persone, spesso, che definiscono forcaiolo o giustizialista chi chiede che vengano perseguiti invece altri reati, come quelli compiuti dai politici o dagli imprenditori. C’è una sorta di piacere feroce che si attiva, immagino, al pensiero di un soggetto forte, potente, che schiaccia chi ha osato provocarlo, esattamente come si schiaccia una mosca che dà fastidio. Si tratta di un rovesciamento fascista del mito di Davide e Golia - per restare in ambito ebraico -, con Golia che riduce Davide in poltiglia.