Non mi aspetto molto dai discorsi di fine anno del presidente della Repubblica; è quel genere di testo che si potrebbe far generare a un’intelligenza artificiale senza dover cambiare nemmeno una virgola. Retorica allo stato puro. Il discorso pronunciato ieri l’altro da Sergio Mattarella merita però due parole. Una di apprezzamento: perché Mattarella ha esordito ricordando sia l’Ucraina che Gaza (anche se non ha parlato di denocidio, ma di devastazione: ma non chiediamogli troppo). Una cosa che dovrebbe essere scontata, ma che purtroppo scontata non è. Ma l’apprezzamento, per quanto mi riguarda, finisce qui, e fatico non poco a comprendere come il discorso possa essere piaciuto a persone di sinistra.
Mattarella ha voluto sfogliare un immaginario album delle figurine dei primi ottant’anni della nostra Repubblica. Un album pieno di cose belle: la riforma agraria, il Piano casa, lo statuto dei lavoratori, il sistema sanitario nazionale. Una gran bell’album, purtroppo con qualche pagina buia: il terrorismo, le stragi. “Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica.”
Un elogio della Prima Repubblica e segnatamente della Democrazia Cristiana. Un album in cui manca una presenza importante: Mattarella dimentica che la Prima Repubblica è stata segnata in modo decisivo dall’impronta della mafia e dalle connivenze, diciamo così, con la mafia del suo partito, la Democrazia Cristiana. Non dice, Mattarella, che la realizzazione di una effettiva democrazia è sempre stata ostacolata, in Italia, dall’invasività delle cosche mafiose e di una politica spaventosamente corrotta: due fattori che hanno convertito per molti, troppi italiani i diritti in favori. Non può saperlo, Mattarella. Il suo è lo sguardo di un uomo di potere. Il mio è lo sguardo di chi è cresciuto in un basso di meno di quaranta metri quadri. L’Italia che ho visto, da quel basso, è un Paese corrotto, mafioso fino al midollo, in cui ogni tanto un po’ di gente saltava in aria, non si sapeva bene perché, e in cui la democrazia era costantemente a rischio proprio per l’azione di quelle stesse istituzioni - la figurina del Piano Solo evidentemente non è più disponibile - che dovrebbero difenderla.
E insomma: not in my name.