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Trump e Guattari

In un passo di Les trois écologies Félix Guattari parla di Donald Trump:

Un’altra specie di alga, questa volta appartenente all’ecologia sociale, consiste in quella libertà di proliferazione che viene lasciata a uomini come Donald Trump, il quale si impossessa di interi quartieri di New York, di Atlantic City, ecc., per ‘rinnovarli’, aumentarne gli affitti e respingere, allo stesso tempo, decine di migliaia di famiglie povere, la maggior parte delle quali sono condannate a diventare “senzatetto”, l’equivalente, qui, dei pesci morti dell’ecologia ambientale.1

Trump come un’alga degenerata che prolifera nel sistema mediatico-capitalistico, come le alghe mutanti che invadono la laguna di Venezia, di cui parla poco prima. Era il 1989: e con ogni probabilità Guattari si sarebbe meravigliato non poco se qualcuno gli avesse detto che quell’alga degenerata avrebbe ottenuto la presidenza degli Stati Uniti per ben due volte. Con meno difficoltà avrebbe previsto che, una volta giunto ad essere l’uomo più potente del mondo, avrebbe partorito mostruosità come il progetto della striscia di Gaza trasformata in un resort di lusso — un incubo in perfetta continuità con le sue antiche pratiche predatorie.

In quel libro Guattari parlava del Capitalismo Mondiale Integrato (CMI), un capitalismo ormai capace di colonizzare non solo i territori e le risorse, ma anche i modi di percepire, desiderare e relazionarsi degli individui, con una stessa violenza predatoria che investe le acque, le foreste, i quartieri e la psiche delle persone. In Italia un contributo decisivo in questa direzione è venuto da Berlusconi e dalle sue televisioni, che tante responsabilità ha riguardo al degrado in cui stiamo affogando. Dei tre ambiti ecologici di cui parlava Guattari — l’ambiente, le relazioni sociali, la mente — gli ultimi due sono i campi di battaglia del tecnofeudalesimo: estrarre valore dai comportamenti, dalle relazioni, dallo stesso immaginario; e deformare i singoli fin dentro i propri sogni.

Era, quello di Guattari, un capitalismo che agiva ancora attraverso il mercato e la cultura, lasciando formalmente separata la sfera economica da quella politica. Oggi, negli Stati Uniti e altrove, abbiamo magnati e miliardari che entrano direttamente nelle istituzioni statali, presentandosi come anti-establishment pur essendo l’establishment stesso. E di fronte a questo moloch l’idea di una resistenza molecolare fa quasi tenerezza.

Footnotes

  1. F. Guattari, Les trois écologies, Galilée, Paris 1989, p. 34.


Antonio Vigilante

Antonio Vigilante

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