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Tutti gli articoli.
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Quando la Bibbia insegna l'odio
Mettere in pratica la Parola di Dio oggi significa riempire le nostre strade e le nostre piazze di lapidazioni: qui un'adultera, lì una strega, lì un quindicenne che ha maledetto suo padre o sua madre (anche per questo è prevista la pena di morte). Non credo che l'ultimo dei sacerdoti voglia davvero questo, né credo che lo vogliano quelli che ascoltavano la sua omelia contro gli omosessuali senza battere ciglio. Come tutti, il parroco usa la Bibbia fin quando gli fa comodo, prende quello che è utile ad alimentare i suoi pregiudizi, le sue fobie, le sue piccinerie, e ignora il resto. I cattolici vivono in questa ambiguità.
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La pace di Piero
Non era un intellettuale, non seguiva teorie, non era uso a raffinare le sue armi dialettiche. Seguiva una intuizione morale semplice, ma potente. Era guidato dall’idea di ciò che è giusto, e vi restava fedele con una coerenza incrollabile. Ma senza fanatismo, seguendo quella che Aldo chiamava “logica dell’aggiunta”: io faccio così perché lo ritengo giusto; se qualcuno è persuaso come me, mi segua pure, ma non cerco di imporre a nessuno questa mia persuasione.
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La cultura della repressione
Questa mattina le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nella mia classe quinta, mentre stavamo parlando di Martin Heidegger. Irruzione è un termine forte, ma esatto in questo caso: nessuno ha bussato e chiesto il permesso. Hanno svolto un controllo antidroga facendo passare tra i banchi un pastore tedesco, poi sono andati via. A mani vuote, come si dice. Non è la prima volta che succede, naturalmente, anche se è la prima volta che succede a me.
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Nell'Egitto di al-Sisi la libertà di pensiero si paga con il carcere
“Milioni di innocenti creature saranno condotte al più orribile massacro compiuto da esseri umani per dieci secoli e mezzo. Un massacro che si ripete ogni anno a causa dell’incubo di un uomo giusto riguardo al suo bravo figlio”, ha scritto sul suo profilo Facebook ad ottobre dello scorso anno la scrittrice egiziana Fatima Naoot. E per queste parole il 28 gennaio è stata condannata a tre anni di carcere con l’accusa di aver disprezzato l’Islam, di aver diffuso odio settario e di aver attentato alla pace pubblica.
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Carmelo Palladino, l'anarchico dimenticato
Non è un grande teorico, Palladino. Gli mancano acutezza, profondità di analisi, sistematicità. Ma è appassionato, e la passione gli consente di cogliere l'essenziale. E l'essenziale sono le quattro parole con cui chiude un suo scritto del 1882: "malfattori come siamo, prepariamo per quelli che nasceranno: pane, uguaglianza, libertà, giustizia morale. Ci riusciremo? Un giorno lo registrerà la storia" (p. 338). La storia è andata in un'altra direzione. Capitalismo e comunismo si sono divisi il mondo, poi il primo ha scalzato il secondo. Le caste continuano. Ma la storia non è finita, contrariamente a quello che pensava Samuel Huntington. E non è escluso che alla fine ad aver ragione saranno quei malfattori che reclamavano uguaglianza e libertà per tutti.
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Padre Pio e la religione del selfie
La figura di padre Pio, anzi di San Pio, è una calamita che in modo irresistibile attira il peggio del cattolicesimo: la superstizione, il fanatismo, il miracolismo, l'esteriorità dei riti, la rinuncia al pensiero. E l'affarismo, la furbizia, l'abuso della credulità popolare. Se non vi fosse quest'ultimo aspetto - ma è mai separabile dal resto? - si potrebbe provare qualche indulgenza e vedere in una simile ridicola accozzaglia di assurdità e cattivo gusto una risposta al bisogno umanissimo di protezione. Il padrepiismo è una delle malattie del cattolicesimo. Una malattia che, se la Chiesa avesse buon senso, cercherebbe di contrastare, e che invece alimenta, incoraggia, esalta, inseguendo un facile consenso e successo presso masse sempre più distratte, sempre meno religiose. Resasi conto della difficoltà di una evangelizzazione, la Chiesa sembra perseguire l'obiettivo più abbordabile della padrepiizzazione delle masse.
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L'insegnante come intellettuale trasformativo
Si vuole smantellare la scuola pubblica perché essa forma il pensiero critico, si dice. Ma in che modo, esattamente, si educa al pensiero critico nella scuola italiana? Con quali metodi? L'impressione è che per i più il pensiero critico sia una cosa che scaturisce magicamente dal contatto con alcune discipline, segnatamente quelle umanistiche. Si studia il greco, si studia la filosofia, e si sviluppa il pensiero critico. Una sciocchezza, naturalmente. Si sviluppa il pensiero critico dialogando, argomentando, appassionandosi, confrontandosi con gli altri, sporgendosi sulla scena pubblica: tutte cose che appaiono improbabili nella scuola cattedra-banco-lezione.
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Ascoltare e parlare: per una scuola dialogica
La scuola sinagogica è quel luogo in cui più persone, insieme, attraverso il dialogo, confrontandosi con i saperi, possono esplorare insieme le possibilità individuali e collettive. La lezione, portata da polo della frontalità a quello della dialogicità, può essere uno strumento di questa scuola sinagogica. Non l'unico né il primo, ma nemmeno l'ultimo.
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Suor Giulia tra sesso e santità
Il 12 luglio del 1615 a Roma, nella chiesa della Minerva, una terziaria francescana di quarant'anni confessa davanti agli inquisitori "di aver fatto ridotto di molte persone dell'uno, e l'altro sesso miei devoti, e figli spirituali, quali per non degenerare confusione li facevo dividere in più Congregazioni in alcune stanze secrete della mia casa in un'ora a ciò destinata, dopo una breve orazione che facevo loro in lode della carità carnale, spenti i lumi li facevo congiungere insieme, e ciò senza scrupolo d'incorrere in peccato, anzi **fare atto meritorio ogni volta che si reiterava la copola, stante loro la partecipazione del dono di castità comunicatomi da Dio..."
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1 gennaio, venerdì
Il primo obiettivo del 2016 era raggiungere piazza del campo in tempo per la mezzanotte. Ci siamo fatti di corsa via Camollia e via Banchi di sopra, con una bottiglia di spumante e due bicchieri. Meno cinque, quattro, tre. L'uno è arrivato che eravamo a palazzo Tolomei. Niente. Siamo riusciti a mettere piede a piazza del campo che il 2016 era già vecchio di tre o quattro minuti. La piazza era gremita come nel giorno del palio, e sul palco un gruppo pugliese suonava la tarantella. La tarantella: quella musica che è bella per un minuto, due minuti: e poi induce stati di coscienza alterata. Fortunatamente dopo un po' hanno smesso: trovarmi in una folla di persone in stato di coscienza alterata è uno dei miei incubi (trovarmi in una folla in generale, a dire il vero).
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Buon anno vecchio
Gli antichi greci vedevamo molte cose diversamente da noi. Tra queste, il tempo. Dicevano che il futuro è dietro le spalle ed il passato è davanti a noi. A pensarci, avevano ragione. Davanti a noi c’è quello che vediamo, alle nostre spalle ciò che ignoriamo: ed il passato è ciò che conosciamo, che rivediamo, cui ripensiamo. Il futuro non è. Ed allora cosa opportuna sarebbe augurarsi buon anno vecchio, più che buon anno nuovo.
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27 dicembre, domenica
Lui. Loro. Io? Lui: si trascina, orribilmente deforme, faticando per non cadere. Si trascina, orribilmente deforme, faticando per non cadere: e chiede l'elemosina. Ha un bicchiere in mano, e allunga la mano verso i passanti, cercando di non cadere. Orribilmente deforme. Loro: loro passano, orribilmente euformi, e ridono e parlano e guardano le bancarelle di Natale e le vetrine dei negozi e il grande albero di Natale in fondo al corso, davanti alla villa comunale.
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Gli omosessuali mangiano i bambini: parola di Ida Magli
"Figli dell'uomo. Duemila anni di mito dell'infanzia" di Ida Magli dovrebbe essere un libro di antropologia sulla condizione dell'infanzia nei secoli; in pratica è un libro abbastanza sconclusionato - che termina con un capitolo nel quale si dimostra, o si cerca di dimostrare, la tesi bizzarra che l'attitudine musicale è collegata geneticamente ad una capigliatura folta, che non c'entra molto con il resto del libro - tenuto su soprattutto dall'attacco agli omosessuali.
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I rischi dell'homeschooling
Ci sono molte buone ragioni per criticare la scuola pubblica, ma è lecito dubitare che l'homeschooling sia la soluzione. Provo a spiegare per quali ragioni.
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Adeste, fideles!
"Adeste fideles" è il canto natalizio che i genitori avrebbero voluto insegnare agli studenti nella scuola di Rozzano. Adeste fideles læti triumphantes: venite fedeli, lieti e trionfanti. Le parole, oggi, hanno un suono sinistro. No, fedeli, mi dispiace. Credete in quello che vi pare, celebrate il vostro Natale, il vostro Ramadan, il vostro Vesak, massacrate gli agnelli a Pasqua in onore del vostro Dio, mettetevi il velo se vi piace o rapatevi la testa, fate il pellegrinaggio alla Mecca o alla santa casa di Loreto: ma lasciate in pace la scuola pubblica.