Tag: scuola
Tutti gli articoli con il tag "scuola".
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La solitudine della scuola
Una risposta a Paolo Fasce.
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Il tempo della scuola
Aprire le scuole a giugno, perché si è perso troppo tempo. Con questo proposito, che riprende una proposta diffusa da tempo dal gruppo Condorcet, Mario Draghi si presenta al mondo della scuola. Vorrei spiegare per quali ragioni questa proposta, che sembra nascere da una reale preoccupazione per il bene dei nostri studenti, rivela invece inconsapevolezza pedagogica e disprezzo per i docenti.
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La DaD e gli aguzzini dell'apprendimento
Valutare a distanza si può, se si abbandonano le modalità valutative usate in presenza. E oserei dire che si valuta anche meglio: perché vengono in primo piano capacità e competenze – prima fra tutte la creatività – che la didattica in presenza normalmente trascura.
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La laicità , la scuola e l'Islam
Nelle nostre scuole l’Islam è il convitato di pietra. Compare sporadicamente, come una presenza imbarazzante; raramente c’è modo di parlarne in modo aperto, con la competenza necessaria. Uno studente musulmano (non solo lui, a dire il vero) sente di appartenere non tanto a una sottocultura, quanto a una controcultura.
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Gli illeciti della didattica a distanza
Far usare ai nostri studenti le piattaforme Google e Microsoft significa esporli a un uso dei loro dati personali che viola i loro diritti di cittadini dell’Unione Europea. E a poco vale il consenso sulla privacy richiesto alle famiglie.
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Il santo, la strega e l'angelo della storia
Lo studio della storia mi sembra un esercizio di pietà umana. È lo studio, l’indagine, la pratica dell’attenzione che, in quel quadro terribile, coglie ciò che è costretto fuori dalla scena, ascolta le voci ridotte al silenzio – come quelle delle streghe, che affiorano qua e là nei documenti dei processi – e ricostruisce la molteplicità delle vie, la pluralità delle tradizioni alle quali apparteniamo.
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Lettera a una studentessa delusa dalla scuola
In questi giorni di esami mi è sembrato un po’ di essere un giudice di uno di quei talent show che vanno di moda. Lo studente si esibisce, noi lo premiamo o lo penalizziamo.
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La scuola salvata dagli smartphone
Lo smartphone era la fonte di distrazione suprema e come tale bisognava vietarlo, non prima di aver gettato un po’ di disprezzo sullo strumento e su chi ne fa uso. Solo pochi si sono accorti che poteva essere uno strumento didattico. Poi è arrivato il lockdown.
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Quella distanza che rende la scuola più vicina
I problemi, le difficoltà , i rischi della chiusura – non si sa fino a quando – della scuola sono evidenti. Vorrei però ragionare anche sulle opportunità di questa fase così difficile.
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Cos'è una classe virtuale (e perché dev'essere libera)
Non è dunque sufficiente creare una classe virtuale per caricare i materiali da studiare e farsi consegnare i compiti svolti. Una classe virtuale può e dev’essere anch’essa una comunità di apprendimento. Il suo centro non è la condivisione di materiali, ma la condivisione di esperienze.
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Facciamo una scuola difficile
Molti docenti sono sinceramente convinti che compito della scuola sia favorire l’uguaglianza sociale. Ma come favorire l’uguaglianza sociale? Qui i docenti, pur mossi dalle migliori intenzioni, si perdono.
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Sinagogia
Un'intervista a "Tutta un'altra scuola".
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Come eliminare la bocciatura e vivere felici
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Elogio della competenza: una replica
Uno di quegli articoli lunghi e un po' noiosi che però non è possibile non scrivere. E' una risposta a un articolo polemico di Giovanni Carosotti, che a sua volta replica a una mia recensione di un libro di Galli della Loggia. I toni di Carosotti sono antipaticissimi, ma farò finta di niente, per non farti perdere altro tempo. Per la stessa ragione sorvolerò anche su alcuni punti dell'articolo, non proprio sintetico, di Carosotti.
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Esami di Stato, ovvero come ti ridicolizzo lo studente
Ora c’è un meccanismo cialtronesco che ha il solo effetto – o dovrei dire: il solo scopo? – di ridicolizzare lo studente. Come in un circo. Su, in piedi sul filo. Su, fammi la piroetta. Collega questo a quello. Vai da qui a lì. Spazia da Leopardi a Durkheim. E la ridicolizzazione è doppia, perché in questa meschina sceneggiata ministeriale ad essere ridicolizzati siamo anche noi docenti.