“Chi vuole la Bibbia a scuola come documento identitario in realtà non vuole davvero la Bibbia a scuola. Come non vuole davvero la letteratura latina, o la stessa filosofia greca. Quello che vuole è un approccio superficiale, parziale e falso al testo, funzionale a una narrazione che non ha nulla a che fare con la complessità della nostra storia e che è un insulto a quel pensiero critico che dovrebbe essere il primo obiettivo della scuola. Valditara ha in orrore la cultura woke, da cui vorrebbe proteggere le nuove generazioni. Nell’immaginario della sua parte politica, del pacchetto-woke fa parte anche la cancel culture, che chiede la rimozione dallo spazio pubblico di opere, autori e monumenti giudicati offensivi. C’è una cancel culture molto più grave, pericolosa e violenta. Consiste da un lato nell’impedire che alcune opere, autori, idee giungano nello spazio pubblico, e in particolare in quello spazio pubblico cruciale che è la scuola; dall’altro nell’offrire, di ciò di cui non si può tacere (che sia la Bibbia, o l’Iliade, o le Metamorfosi di Ovidio), una versione mutilata, edulcorata, inoffensiva.”
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